Sareste disposti a sborsare qualche migliaio di dollari per uno stage
estivo? Sempre più universitari americani, canadesi e anche europei
(italiani inclusi) mettono in agenda uno stage all’estero tra luglio e
settembre. Soprattutto gli studenti di area economica (ma non solo loro)
rinunciano al mare a favore di un business internship estivo a pagamento nel cuore dei mercati più promettenti. Sì, avete capito bene:
“a pagamento”. Le mete più ambite? Si va da Londra a Boston, da New York
a Singapore. Ma le star del momento sono le metropoli cinesi: a detta degli esperti stanno vivendo un vero e proprio boom di richieste.
L'altro giorno sono stata a un incontro su "Giovani e Lavoro",
organizzato dalla scuola di formazione del Gruppo Bosch. Sette grandi
aziende di settori diversi hanno raccontato le loro best practice in
materia. Tra queste c'era Sodexo Motivation Solutions, una società che magari
non tutti conoscono ed è davvero un paradosso, perché è il 20° datore
di lavoro al mondo. Ma ho scoperto o riscoperto tante altre "cose
interessanti". Che i nativi digitali non mirano (almeno innanzitutto) al
successo economico, professionalmente parlando, il che, tra l'altro, è
un bene per loro visto il periodo. Che gli "anticiclici" esistono anche
in ufficio: ci sono persone, anche giovani, che in questo momento sono
ricercatissime e pagatissime. Che in Lituania si apre una società in 18
minuti e con pochi soldi. E che in Bosch si valorizzano anche gli over
60. Tutto sommato sono uscita di buon umore.
Insegnante in Namibia, autista di tuk tuk in Thailandia, ingegnere in
Francia tanto per cominciare. Immaginate un'estate tra un lavoro e
l'altro, da un Paese all'altro. Non è una fantasia, ma un'iniziativa
dell'agenzia per il lavoro Adecco che si chiama (già il nome la dice
lunga) "Around the World in 80 Jobs": Permetterà a otto neodiplomati e
neolaureati (la selezione è a livello internazionale) di "provare" 10 professioni diverse (ciascuno) in 10 Paesi diversi. Non sarà il contratto a tempo
indeterminato o il lavoro dei sogni, ma di certo è un'opportunità
molto interessante. Da non perdere...
Questa settimana, dopo tanti anni che scrivo di master, ho
fatto qualcosa che non avevo mai fatto prima: una full immersion
in un mba. Anzi in un executive mba: ho partecipato con giornalisti di altri Paesi al seminario europeo di inaugurazione di quello
della ESCP Europe. La Escp Europe è una business school che ha quasi duecento anni, ha campus
a Parigi, Londra, Berlino, Madrid e, da qualche anno, anche a Torino e vanta un'ottima posizione nel ranking globale 2012 del Financial Times: 3° posto per internazionalità, 5° per
avanzamento di carriera e 21° nel complesso. Il seminario era a Bruxelles e sono stata lì per due giorni full time, insieme agli studenti del master: un mix di manager e imprenditori di tutto il mondo (ci sono pure
4 italiani) con esperienza media di 10 anni ed età media
di 35 anni. Ho avuto la possibilità di partecipare a corsi (che
hanno spaziato dalla crisi dell'euro alle lobby) e a conferenze, di visitare il parlamento Europeo, di
parlare con professori e alunni. Il livello ovviamente è alto, l'ambiente molto internazionale, il dibattito in aula accesissimo. Mi hanno colpito veramente gli studenti, persone adulte (ci sono diversi
ultraquarantenni), che si mettono in gioco (facendo uno sforzo notevole anche a livello d'impegno) per dare una
marcia in più alla loro
carriera e sono determinate a raggiungere l'obiettivo. Ma a
prescindere dall'esito professionale dell'esperienza, intanto, la vivono con enorme entusiasmo.
Per Coldiretti i nuovi mestieri del gusto creeranno almeno 100mila posti
di lavoro nei prossimi 3 anni. Quali sono? Si va dall'agrigelataio, un
allevatore che trasforma direttamente in azienda il latte in gelato, al
personal trainer dell’orto, un agricoltore che offre tutoraggio a
domicilio a chi vuole imparare a coltivare la terra, dal sommelier della
frutta al food blogger. La rivista Forbes ha stilato una lunga lista di nuove professioni destinate a crescere. Come il millennial generational expert, il social media manager, il consulente in ambito
sostenibilità o il chief listening officer. Malgrado il mercato del
lavoro sia in crisi profonda, nel nuovo millennio sono nate delle figure
professionali e diverse già esistenti si sono rinnovate radicalmente.
Non solo alcune di queste sono molto richieste e, secondo gli esperti, lo
saranno ancora di più in futuro. Continua
Davo per scontato che chi lavora meglio è più soddisfatto e più legato
all'azienda dei colleghi. Invece potrebbe anche non essere così. Di
certo non è di questa idea Leadership IQ, una società di Washington che
fa indagini sul coinvolgimento dei dipendenti e training in ambito
leadership da 12 anni. Da un suo studio recente esce, infatti, che nel
42% delle società (ne ha considerate 207 in tutto) i low performer sono i
più motivati e coinvolti, mentre i middle e high performance lo sono
meno. Ne ha parlato Susan Adams, la blogger esperta di carriere di
Forbes, ma ho visto che ne hanno scritto anche il Wall Street Journal e
altri siti. In effetti è un risultato sorprendente e, se rispecchiasse
davvero la realtà, sarebbe anche piuttosto frustrante. Vorrebbe dire che spesso chi lavora meglio non ama la sua azienda e chi lavora male non se ne rende conto. Una situazione paradossale.
L'ultimo l'ho appena visto. Un annuncio di lavoro per giornalisti free-lance, pubblicato su un
sito serio. Cerca persone professionali,
puntuali, accurate che scrivano articoli in inglese. La retribuzione
proposta? 10 euro (non si capisce se lordi o netti) per un pezzo di
2500-3000 battute. Vi pare poco? Gira anche di molto peggio. Negli scorsi
giorni ho letto annunci che proponevano 2-3 euro a pezzo, uno
addirittura 1 euro. E il tutto alla luce del sole. Vuole dire che è
una pratica diffusa e pure accettata evidentemente. Eppure sembrerebbe in tutto e per tutto sfruttamento della peggior specie.